La torta di carote

Ieri il cielo era di un grigio…la pioggia ha iniziato cadere verso le 10 del mattino e non ha più smesso fino a sera. Anche stanotte ho continuato a sentirne il rumore attraverso le finestre, le gocce picchiettare contro le persiane chiuse. Ieri l’aria aveva un odore nuovo, carico di terra umida e di muschio, è un odore vivo, che riempie i polmoni e inebria la testa. Non pioveva da molte settimane, a parte la poca neve di gennaio.

“È stata la terra a chiamare l’acqua.” Lo zio ha detto così, che è una buona cosa, che ci voleva.

L’umore tra di noi in casa però non era dei migliori, un intero weekend rovinato dalla pioggia! “Saremmo potuti andare…avremmo potuto fare…” (si dice sempre così, e chissà poi se è vero). La zia non ha potuto fare a meno di notare i nostri musi lunghi, ed è stato allora che ha detto con aria divertita: “Dovete preparare una torta di carote!”

Nel weekend di solito prepariamo sempre qualche dolce da mangiare tutti insieme, oppure per soddisfare la golosità di chi ci passa a trovare chiedendo “avete qualcosa di buono?”. Ogni tanto la zia manda lo zio in pasticceria a prendere dei biscotti, ma è più raro. Ho pensato alla torta di carote, poco tempo prima avevo visto una ricetta in uno dei miei libri, avrei potuto provarla.

“Perché una torta di carote?” ha chiesto Nino, e con una smorfia diffidente: “a me non è che ispiri un granché”.

“Serve a risollevare lo spirito nei giorni di pioggia. La faceva sempre la mia nonna…diceva che la torta di carote è dorata come il sole e profumata come un mazzetto di fiori di campo…” il viso della zia si illumina nella dolcezza del ricordo. “Vedrete, è come una magia!”

“E non hai la sua ricetta?”

“Credo proprio di no…ma una di quelle che ci sono nei vostri libri andrà più che bene.”

“Allora proviamo!” ho detto io.

E Nino, uscendo dalla cucina: “Vado a prendere le uova”.

Più tardi, nella semi oscurità della cucina, io e Nino ci sediamo a tavola con una fetta a testa di torta di carote. È solo pomeriggio ma sembra quasi notte, il cielo sempre più buio e la pioggia incessante. La vedo scintillante cadere a scrosci dietro alla figura di Nino, le sue spalle contro la finestra.

“Allora la assaggiamo?” dà un morso alla sua fetta “mah, io mi sento come prima…però è buona.”

Assaggio anche io la mia e guardando Nino per un istante mi sembra di vedere una luce dorata sul suo viso. Mi sorride.

“Sì, è davvero buona”.

tortadicarote

 

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